Razzista sì, razzista no. Colpevole, no anzi innocente. Quella che potrebbe sembrare la solita tarantella all’italiana, questa volta vede i suoi protagonisti in terra d’Albione. 

Mercoledì pomeriggio il mondo del calcio inglese è stato scosso da una notizia shock: Mark Sampson, allenatore della nazionale femminile, è stato rimosso dal suo incarico con effetto immediato. Il suo è un caso davvero strano e a suo modo, eccezionale. Sul suo esonero non pesano i risultati sportivi, tutt’altro. Sampson, gallese di 34 anni, in carica da marzo 2015 è l’allenatore più vincente nella storia delle Leonesse: le semifinali raggiunte al recente Europeo in Olanda sono il risultato migliore della nazionale femminile. Anche recentemente il 6-0 rifilato alla Russia nella prima partita di qualificazione ai mondiali di Francia 2019 è testimone della bontà del suo operato come tecnico. 

 Sulla testa di Sampson però pesano 3 diverse indagini, due per razzismo e una per un comportamento disdicevole risalente al 2013 da allenatore del Bristol Academy. Pur essendo sempre uscito pulito da ogni indagine e da ogni accusa, l’impressione è che il giovane tecnico abbia provocato troppo scandalo e che l’attenzione mediatica nei suoi confronti fosse diventata eccessiva. Per prevenire ulteriori fonti di disappunto, la federazione inglese si è vista costretta a estrometterlo dall’incarico. 

L’operato della FA, tuttavia, resta poco trasparente e genera più di una perplessità. Recentemente era stato riaperto il procedimento per le accuse di molestie, bullismo e razzismo a carico di coach Sampson, mosse dalla calciatrice e avvocatessa Eniola Aluko. La giocatrice avrebbe dichiarato di essere stata apostrofata più volte da alcuni membri dello staff tecnico con il nome “Ebola” al posto del suo nome. Avrebbe anche riferito di un episodio successo prima di una partita a Wembley, quando il tecnico gallese si era avvicinato chiedendole di assicurarsi che i suoi parenti nigeriani non portassero l’ebola in Inghilterra. La discriminazione sarebbe stata estesa anche a un’altra calciatrice di colore, Drew Spence, e nei giorni scorsi altre due calciatrici  Lianne Sanderson e Katie Champan hanno denunciato questa situazione alla Federazione.

La questione sempre molto complessa. Sanderson e Chapman rappresentano una voce fuori dal coro, dal momento che tutta la selezione femminile, con il capitano Stephanie Houghton in testa, ha sempre dimostrato sostegno e apprezzamento verso il proprio tecnico, tanto da correre tutte insieme ad abbracciarlo dopo aver segnato il primo gol nella partita disputata contro la Russia. 

La nuova indagine, affidata all’avvocato Katharine Newton, prevedeva una nuova udienza verso la metà di ottobre. Essa viene dopo altre due indagini, già effettuate precedentemente, che avevano assolto Mark Sampson da ogni accusa. Si era resa necessaria dopo che la stampa britannica aveva divulgato la notizia secondo la quale la Aluko avrebbe ricevuto la somma di 80000 sterline per non procedere con le sue accuse e mantenere segreti i termini dell’accordo. 

 Ancora più strano è il motivo della rescissione contrattuale, dichiarato dai capi della federazione. Il tutto nascerebbe da una denuncia presentata nel 2014 dal Bristol Academy, ex squadra di Sampson, che accusava il tecnico di aver intrattenuto rapporti sconvenienti con le proprie calciatrici, di età dai 16 ai 17 anni. Un’indagine indipendente della Fa nel 2015, aveva però prosciolto l’allenatore gallese dall’accusa. In maniera un po’ sospetta e alquanto improvvisa, l’amministratore delegato della Federazione, Martin Glenn, ha dichiarato di aver ricevuto il rapporto intero di quell’indagine solo nei giorni scorsi e di aver provveduto immediatamente a informare Greg Clarke, presidente della FA. I due avrebbe preso di concerto la sofferta e dolorosa di allontanare Sampson, “la scelta più difficile della mia carriera” ha dichiarato Glenn. La motivazione dell’esonero genera ancora più perplessità. I capi della FA ci tengono a precisare che non è stata violata alcuna legge, e che la carriera di Mark Sampson non è compromessa, ma non potrà ricoprire più alcun ruolo all’interno della Football Association, perché quanto riportato all’interno del rapporto, mostrava un comportamento non idoneo agli alti standard etici e morali richiesti dalla federazione ai propri tesserati. 

 Una scusa molto generica, che non intende scendere nei particolari e che lascia adito a più di un dubbio e legittimo sospetto. Una triste vicenda, che ha danneggiato fortemente l’immagine del calcio d’Oltremanica, a tal punto che anche il ministro dello sport inglese è stato costretto a intervenire. Pur rimarcando l’assoluta indipendenza e la liceità delle azioni intraprese dalla federazione, il ministro si è augurato che possano essere rivisti i processi di selezione degli allenatori della nazionale e che possano presto arrivare rassicurazioni, affinchè simili disdicevoli vicende non si ripetano in futuro. 

Nel frattempo lo scandalo costa caro, almeno sotto il profilo dell’immagine, al tecnico Mark Sampson, rimosso da ruolo di promotore di “Women in Sport”, un’associazione che si occupa dello sviluppo delle ragazze e delle donne attraverso lo sport. L’associazione si augura che questa storia venga dimenticata presto e che l’attenzione dei media si rivolga al più presto ai risultati ottenuti dalle ragazze sul campo.

Paolo di Padua