Sguardo fiero, schiena dritta, la sicurezza di una veterana che ha affrontato tante partite in campo nazionale e internazionale. Sara Gama, nuovo capitano della Nazionale femminile di calcio, è pronta a rispondere alle nostre domande. 

Sara Gama: un nuovo inizio, un nuovo percorso, questa volta con la fascia di capitano al braccio Sicuramente è emozionante incominciare questo nuovo percorso, l’obiettivo è importante, la strada è unica per arrivare lì. C’è emozione, ma soprattutto tanta concentrazione per centrare questo obiettivo: la qualificazione al Mondiale dopo 20 anni. 

Un obiettivo ben chiaro, preciso. Come hai trovato il gruppo? 
Si lavora serenamente. Alcune di noi già conoscevano il mister Bertolini dall’esperienza di Brescia, le altre stanno facendo conoscenza del mister e del nuovo staff tecnico. 

 Arrivate a questo appuntamento con la Nazionale con poche o nessuna partita ufficiale nelle gambe. Può essere un problema dal punto di vista atletico? 
Settembre è sempre un mese un po’ particolare, è difficile arrivare con tante partite già disputate. Qualche squadra come il Brescia, negli anni passati si era attrezzata per partire prima nella preparazione, ma resta difficile affrontare impegni ufficiali a settembre. Bisogna fare bene comunque, non stiamo a pensare alla mancanza di gare, ma a lavorare e a crescere insieme alla squadra. 

Domanda di rito: differenze o similitudini fra Cabrini e Bertolini?
 Beh guarda, francamente ti rispondo come ho risposto già ad un’altra intervista. Così su due giorni di lavoro non è che si possano intravedere grandi differenze. Posso risponderti su quello che era il lavoro che ho fatto a Brescia con Milena: lì la differenza fondamentale era quella tra il lavoro di un allenatore di club(Bertolini) e il lavoro di un selezionatore della nazionale(Cabrini). È presto per poter dare un giudizio sulla Bertolini come Ct della nazionale. Io credo che Milena lavori molto bene sulla tattica, sulla qualità e che questo ben si sposa con il ruolo del selezionatore, che lavora in un ristretto periodo di tempo.

Dopo le polemiche di quest’estate, la RAI trasmetterà la partita di venerdì contro la Moldavia. Pensi possa favorire l’interesse verso il calcio femminile?
Io credo che sia giusto e che sia lecito aspirare che la Nazionale venga trasmessa da quella che è la televisione di Stato. Certamente la cosa è di aiuto, e lo sarà ancora di più se la Rai si interesserà a tutto quello che è il format del calcio femminile e quindi anche campionato e coppa Italia. Credo che l’ingresso dei club maschili professionistici possa fare da volano anche in questo senso, aumentando l’interesse e migliorando la qualità del prodotto.

Come sta progredendo il tuo lavoro in seno alla FIGC e all’AIC?
 Piano Piano mi sto integrando nel consiglio federale. Cerco di imparare da tutti quelli che hanno una maggior esperienza rispetto a me e cerco di rappresentare al meglio i calciatori. I Problemi sono tanti e si susseguono, bisogna sempre essere pronti e al passo con i nuovi temi. Sono molto più ferrata per quanto riguarda il calcio femminile, è il mio movimento, vengo da lì e conosco benissimo gli argomenti. Discutiamo spesso in commissione e stiamo cercando soluzioni con le risorse messe a disposizione, che sembrano in aumento sia dalla parte della federazione che da parte dei club. 

 Ti stai preparando a un futuro da dirigente? 
Attualmente sono poco orientata a vedere il mio futuro sul campo. Una volta smesso di giocare non mi vedo ad allenare o cose simili. Poi mai dire mai nella vita. Attualmente però, direi che sicuramente la politica e le politiche che ruotano intorno al calcio sono quelle che mi interessano maggiormente. Direi che il lato dirigenziale è quello che in questo momento mi attrae di più.

ESCLUSIVA: Paolo di Padua