Mai come in questa stagione, la corsa per la promozione in Serie A è aperta, a poche giornate dalla fine, in tutti e quattro i gironi di Serie B. In quello C, il vantaggio della Fimauto Valpolicella sull’Inter Milano è di soli 2 punti con tre gare ancora da disputare. 

L Football ha intervistato Valentina Velati, esterno offensivo in forza all’Inter dal 2011. Dopo l’infortunio dell’estate 2015 e la lunga riabilitazione, dentro e fuori dal campo, è tornata ai massimi livelli, siglando 8 reti nel corso di questa stagione.

Come è nata la tua passione per il calcio? Avevi un calciatore o una calciatrice a cui ti ispiravi?

Dopo vari sport, tra cui ginnastica artistica e nuoto, a 7 anni ho iniziato a giocare a pallavolo come le mie sorelle, ma sentivo che era uno sport che non mi appassionava. Semplicemente durante gli stessi allenamenti preferivo tirare la palla coi piedi e correre per tutto il campo. Inoltre mio padre, essendo tifoso interista, ci ha portate a San Siro e mi sono innamorata subito dell’atmosfera.
Grazie al supporto dei miei genitori ho potuto quindi dar seguito all’idea di giocare a calcio.
Il primo calciatore di cui mi sono innamorata era Ronaldo, quando ancora giocava con il numero 10, ed è stata proprio questa la prima maglia dell’Inter che ho indossato.
Negli anni ho sempre ammirato Zanetti ed è stato un onore quest’anno riuscire ad allenarmi con lui e sentire i suoi incitamenti da bordo campo durante le partite. Un grande uomo oltre che calciatore.
Anche Thierry Henry mi ha sempre affascinato, per la sua semplice eleganza nei movimenti e nel tocco di palla.

Dal 2011 vesti la maglia dell’A.S.D. Femminile Inter Milano con cui hai ottenuto una promozione in Serie A nel 2012-2013. Dopo due stagioni in Serie B, l’obiettivo ora è il ritorno nella massima serie. Il primo posto occupato dalla Fimauto Valpolicella dista 2 punti a 3 partite dal termine. Quante possibilità ci sono di vincere il campionato?

E’ vero, logicamente se il Valpo non perde punti per strada le possibilità di vincere sono pari a zero.
Ma io ragiono diversamente.  Prima di pensare a loro, dobbiamo concentrarci su di noi, non perdere punti. In queste situazioni si rischia di vivere più nella speranza che facciano un passo falso che il godersi la “battaglia” partita dopo partita. 

Segui i campionati esteri?  Sei si, quale ti appassionando di più? 

Sinceramente avendo una vita decisamente attiva tra lavoro e calcio mi soffermo poco sul guardare il calcio in televisione. Ad oggi in realtà non guardo molte partite, qualche anno fa preferivo guardare la partite di Premier League. Mi piaceva in particolare il fatto che il risultato di ogni partita non era quasi mai scontato.

Qual è la calciatrice più forte che hai avuto come avversaria? 

Ho avuto la fortuna di affrontare diverse avversarie di altissimo valore. Ho sempre ammirato Patrizia Panico per come faceva sembrare facili anche le cose che non lo erano e per come era incisiva durante ogni partita nella quale ho avuto l’onore di affrontarla.

Qual è il gol più bello che hai realizzato? 

Bella domanda. I gol che ricordo maggiormente sono quelli realizzati con un bel gesto tecnico. Se devo sceglierne uno direi la rovesciata contro il Milan all’Arena di Milano nel derby stagione 2012-2013. 

Quello più importante? 

Quello segnato nel ritorno in campionato contro il Mozzecane nella passata stagione, alla prima da titolare dopo il rientro dall’infortunio al ginocchio. Ha significato per me una vittoria nei confronti di un periodo buio. Ringrazio ancora la squadra, la società, e in particolare Mister Brustia per la fiducia che mi ha dato. 

La nazionale azzurra riesce a ottenere buoni risultati a livello giovanile ma poi incontra delle difficoltà con quella maggiore. Quali sono seconde te le principali cause?

Ci sono molti aspetti che andrebbero analizzati. 
In ambito giovanile ci sono sì differenze di preparazione atletica, ma queste sono meno marcate che in età matura. Di conseguenza se la preparazione tecnica è buona, questa differenza può essere colmata. Successivamente subentrano tanti fattori che creano il divario con altre nazioni. Sono però sicura che il livello in generale del calcio femminile italiano aumenterebbe se fossimo professioniste, quindi se riuscissimo a concentrarci su tutti gli aspetti dell’essere atleta. Dalla preparazione tecnica, a quella tattica, e a quella fisica, curando tutti gli aspetti, come, ad esempio quello nutrizionale. Aumenterebbe il livello di moltissime giocatrici, creando più competizione ed equilibrio nel nostro stesso campionato.

Basandoti sulla tua esperienza, cosa si potrebbe fare per migliorare il movimento calcistico italiano? 

Sarebbe bello se molte più squadre maschili decidessero di investire nel femminile.
La Fiorentina è un chiaro esempio di come anche solo in un anno si possono ottenere grandi risultati.   Inoltre è importante che venga dedicato più spazio a livello mediatico dato che nostra realtà è ancora sconosciuta agli occhi di molti, troppi direi.
Mostrare i gol in televisione del campionato di A femminile prima di quella maschile potrebbe sicuramente aumentare il numero di interessati.

Quali sono i tuoi progetti a lungo termine? 

Al momento mi sto impegnando in ambito lavorativo, ho comprato casa e riesco a giocare a calcio in una squadra fantastica. Il mio più grande desiderio sarebbe di poter vivere della mia passione, il calcio. Ma come obiettivo ho sempre quello di crescere come persona e riuscire ad ascoltarmi nel dare le giuste priorità nella vita.

Intervista di 
Laura Brambilla
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