Mercoledì, il Göteborg va in Francia per la gara d’andata, mentre quella di ritorno è in programma la settimana successiva. La centrocampista inglese Anita Asante del Göteborg FC, ex Chelsea LFC, può aiutare la squadra con la sua esperienza, avendo vinto la Coppa UEFA femminile nel 2007 con l’Arsenal LFC prima di andare al Chelsea e negli Stati Uniti. Dopo aver iniziato l’avventura a Göteborg un anno fa con una sconfitta ai quarti di finale contro l’Arsenal, Asante parla a UEFA.com dei prossimi impegni e delle sfide per il Göteborg in campo nazionale e internazionale.
Conosci il Juvisy?
So che è una squadra forte e che ha attaccanti molto dinamiche come [Gaëtane] Thiney. Sarà un turno difficile, ma abbiamo fiducia perché abbiamo lavorato molto nel precampionato.
L’anno scorso, l’Arsenal vi ha eliminate a questo turno dopo una sfida epica. Riuscirà il Göteborg a farcela stavolta?
Speriamo di sì. Ci siamo rinforzate in attacco acquistando Jessica Landström e Cathrine Dyngvold. Penso che tutta la squadra sia più forte e ambiziosa, ma prenderemo la partita come viene.
Il piazzamento in campionato dello scorso anno non ha garantito un posto in Europa al Göteborg per il 2013/14. La competitività sta aumentando?
La posta in gioco è sempre più alta e penso che la scorsa stagione lo abbia dimostrato. È stato molto difficile arrivare fra le prime quattro, ma le ambizioni ci sono sicuramente e ogni prova fortifica la squadra.
Quando pensi alle giocatrici acquistate dal Tyresö e dal Malmö quest’estate, credi che il campionato svedese sarà il più competitivo a cui tu abbia partecipato, anche rispetto a quello americano?
Potenzialmente sì. In Europa ci sono stili di gioco e metodi di allenamento diversi rispetto all’America, ma visto che molte giocatrici sono tornate a casa e che ci sono squadre forti come il Tyresö e il Malmö, sarà una stagione molto competitiva.
La finale di Champions League è a Stamford Bridge. Ti piacerebbe giocare a Londra quella sera?
Certo che sì, sarebbe bello essere in Inghilterra e vincere la coppa, anche perché ho giocato al Chelsea e conosco benissimo lo stadio.
Fonte: it.uefa.com