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» » » » » » » » » Una protagonista della Serie A si racconta ad L Football. Intervista esclusiva a Lisa Alborghetti



Alla vigilia del match Juventus Women - Atalanta Mozzanica, L Football ha intervistato in esclusiva Lisa Alborghetti, una delle protagoniste della buona stagione delle lombarde. Classe 1993, nel suo paese Alzano Lombardo, Lisa si fa conoscere prima alla scuola calcio che non alla scuola elementare. 

La sua carriera nel femminile inizia nel 2005 tra le fila dell'Atalanta, per proseguire poi dal 2008 a Brescia. 
Qui vince 2 campionati italiani, 3 coppe italia e 2 supercoppe. Poi la nazionale, la Champions, un’esperienza internazionale a Cipro con l'Apollon Limassol Ladies e infine il ritorno alla squadra con cui tutto è iniziato, l’Atalanta Mozzanica.

Il CONI ti ha assegnato un bronzo al merito sportivo. Vuoi spiegarci perché il bronzo?
La Medaglia al Valore Atletico di bronzo viene conferita agli/alle sportivi/e che: sono stati finalisti olimpici dal quarto all’ottavo posto, si sono qualificati quarti/quinti/sesti in un campionato mondiale, si sono qualificati secondi/terzi in un campionato europeo, abbiano conquistato un primato italiano assoluto, abbiano vinto un titolo italiano.


Altro riconoscimento che ti è stato dato è il titolo di puma d’Alzano. Come mai questo soprannome?  
Ad essere sincera non so nemmeno io il perché mi sia stato assegnato questo soprannome. Ha iniziato il tutto il nostro addetto stampa includendo questo nomignolo nella mia presentazione iniziale e poi è stato confermato giorno dopo giorno. Adesso mi hai fatto venire il dubbio e mi informerò subito a riguardo [ride].

Come molti giovani italiani sei diventata un “cervello + gambe in fuga” a Cipro per giocare la Champions. Come molti di loro, hai anche capito che queste esperienze sono utili, ma che vuoi restare in Italia, Bergamo precisamente. Perchè rimanere in Italia?
La mia esperienza all’estero è stata un’esperienza bellissima perché ho avuto modo di conoscere tantissime culture, essendo l’Apollon una squadra che pesca giocatrici un po’ in varie nazioni (Svezia, Malta, Stati Uniti, Romania, Grecia.. etc), e comunque anche un calcio diverso da quello a cui ero abituata. Ho avuto poi anche la fortuna di conoscere bellissime persone che tutt’ora sento spesso. Tornare e decidere di restare in Italia per me era chiaro fin da prima della mia partenza, perché avevo dei progetti futuri che volevo realizzare a partire dalla convivenza con il mio ragazzo (che ho fatto) per poi finire gli studi universitari. Inoltre caratterialmente io sono molto legata ai miei affetti e il pensiero di averli lontani per anni non mi è mai piaciuto. Ovviamente, parlando di estero, diciamo che il sogno più grande sarebbe quello di poter fare quello che più mi piace, ossia la calciatrice professionista, nel mio paese. 

Parlando proprio di Bergamo, non possiamo non citarne la rivalità storica con Brescia. Tu in questo derby da che parte stai?
Come ben sapete io ho giocato nel Brescia per ben 8 anni e quindi potete immaginare l’importanza che ha avuto per me quella squadra. Certo è che nel momento in cui si parla di città allora non ci sono dubbi. Io sono bergamasca e tiferò sempre per la mia città al di là della squadra in cui giocherò

Come valuti finora il campionato della tua squadra?
Per quanto riguarda il nostro campionato diciamo che tutto sommato stiamo facendo bene. Ovviamente inutile dire che potevamo fare meglio dato i punti che abbiamo perso per strada, ma anche questo fa parte del gioco. Domenica inizia il girone di ritorno e vogliamo riuscire a fare meglio e a non commettere più gli errori che abbiamo commesso nel girone d’andata. Ci crederemo fino alla fine poi vedremo i risultati.

Hai segnato il primo gol in serie A della storia del Brescia. Qual è il ricordo più bello che hai con questa maglia?
Vero. Ricordare un singolo momento con tutti quelli che ho vissuto con quella maglia è davvero impossibile. Sono state troppe le gioie (e i dolori) che ho avuto in quegli anni. Ti direi la vittoria del primo scudetto contro la Torres in casa nostra con una cornice di pubblico che e’ stato qualcosa di fantastico, ti direi l’anno in cui abbiamo vinto il campionato, la Supercoppa e la Coppa Italia, ti direi la prima partita di Champions League... sono davvero tanti i ricordi e sono davvero fortunata di aver avuto l’occasione di poterli vivere sulla mia pelle.

Una persona che conosci dai tempi di Brescia è Milena Bertolini. Cosa può fare lei per questa nazionale che Cabrini non è riuscito a fare?
Premetto che non è mai bello dover esprimere dei giudizi quando si parla di due persone che sono stati miei allenatori o che lo sono tuttora. Sicuramente Cabrini l’ho conosciuto poco perché è stato il mio allenatore solo in nazionale e io in quel periodo non ero sempre convocata quindi non posso esprimere un mio “giudizio”. Invece Milena Bertolini la conosco meglio perché mi ha allenato per anni a Brescia e ora è l’allenatrice della nazionale maggiore e posso dire che ha creato un bel gruppo di ragazze giovani e unite. Le sue competenze a livello calcistico non le hanno tutti in Italia e quindi penso che lavorando come sta facendo otterrà dei risultati positivi. 

Sullo sviluppo del calcio femminile, cosa ti aspetti viste le ultime vicende in seno alla FIGC?
Proprio ieri il Coni ha nominato un Commissario. Staremo a vedere poi quello che succede e che “considerazione” otterrà il calcio femminile. C’è da dire però che con l’obbligo del settore femminile per le squadre maschili piano piano le cose stanno cambiando in positivo. Speriamo continui così. 

Intervista a cura di
Giulia Beghini

Foto Federica Scaroni

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